Ghiliark avrebbe
preferito restare nell'uovo. Là fuori faceva freddo,
lui si sentiva debole e affamato, non sapeva cosa fare.
Gli sembrava di udire una voce dolce e lontana, la riconosceva
istintivamente, era la voce della sua mamma: "Ghiliark,
coraggio, non arrenderti! Presto qualcuno verrà
a prendersi cura di te."
"Ma quando, mamma, quando.?"
Quel pomeriggio Joel pensava
di aver fatto male ad accompagnare la sua amica Ruby in
quella passeggiata nel bosco. Ora si sentiva in imbarazzo.
Mentre raccoglievano bacche, lei parlava parlava. Aveva
sempre parlato troppo fin da bambina, quando erano compagni
di giochi, come se la sua mente non bastasse per contenere
tutti i suoi pensieri che ne fuoriuscivano continuamente.
Ora erano i suoi sentimenti che straripavano dal suo cuore
come lava incandescente dal cratere di un vulcano: "Ti
amo, Joel, da sempre, credo. Non posso più nascondertelo."
Joel pensava che qualche volta i sentimenti dovessero
essere tenuti nascosti, se rischiavano di essere fonte
d'imbarazzo per gli altri.
Ora lui non sapeva cosa risponderle: non voleva ferirla,
ma non poteva nemmeno illuderla.
Lei teneva gli occhi socchiusi, in attesa di una sua parola.
Il bosco le infondeva coraggio, quando si trovava nel
bosco si sentiva trasformata, si scopriva radiosa, riscaldata,
come se la stessa vita segreta del bosco accendesse i
suoi sensi. Il suo respiro si faceva rapido e leggero,
i suoi passi divenivano più lievi, accarezzavano
il suolo come se fossero scintille di luce.
Era a causa delle sue origini, lo sapeva.
Ma Joel si sarebbe mai accorto di tutto questo?
"Ruby, io. Mi confondi, non so cosa dire."
"Potresti dire che anche tu mi ami, se fosse vero."
Quando era così diretta ed esplicita, lo metteva
davvero in difficoltà. Inutile tergiversare.
"Non posso dirti che ti amo, perché mentirei."
"Ho capito". La voce di lei risuonò dura
come il diamante.
Joel non voleva perdere la sua amicizia e ora temeva che
potesse succedere.
La conosceva da sempre, era la figlia del miglior amico
di suo padre, erano cresciuti insieme, ma non aveva mai
nutrito sentimenti d'amore per lei. La donna dei suoi
sogni non somigliava affatto alla piccola Ruby dall'indomabile
chioma rossa e la pelle cosparsa di efelidi, ma era una
creatura altera e bellissima, dagli occhi di cielo, i
capelli d'oro, il portamento d'una principessa. Non l'aveva
ancora incontrata, ma era certo che un giorno. No, la
semplice, insignificante Ruby, non poteva essere la donna
della sua vita.
Trasse un sospiro: "Mi dispiace, non volevo ferirti,
ma è inutile mentire. Ti prego, restiamo buoni
amici, io ti voglio bene e sono certo che un giorno troverai
un brav'uomo che ti amerà come meriti."
"Io volevo te", replicò seccamente Ruby,
ma poi aggiunse in tono più dolce: "Ma non
è colpa tua se non puoi amarmi. Certo, resteremo
amici. Ora però è meglio tornare a casa,
tra poco sarà buio."
"Sì, ci siamo inoltrati anche troppo nel bosco
e abbiamo raccolto molte bacche. Torniamo. Ma. Tu stai
bene?"
"Sto bene, Joel."
Presero la via del ritorno, Ruby si ritrasse quando Joel
cercò di prenderla per mano.
Mentre camminavano in silenzio, furono sorpresi da un
improvviso e violento temporale. Assorti nei loro pensieri,
non si erano accorti che il cielo era diventato plumbeo.
"E' meglio fermarci e aspettare che spiova, non è
il caso di attraversare il bosco così", disse
Ruby. "Ci ripareremo in quella grotta laggiù,
vieni!"
Corsero velocemente sotto la pioggia fino alla grotta
e vi si rifugiarono ansanti e fradici.
Ruby rise, scostandosi dal viso i capelli bagnati. Joel
invece sembrava piuttosto seccato.
"Speriamo che smetta. Voglio tornare a casa per l'ora
di cena."
Dall'entrata della grotta, lei guardava trasognata i lampi
che squarciavano il cielo, uno spettacolo naturale che
non l'intimoriva, ma anzi l'affascinava.
"Ma sì, non preoccuparti, è solo un
temporale passeggero. Se hai freddo possiamo accendere
un fuoco, è così bello starsene vicino al
fuoco mentre piove." Ruby s'interruppe, udendo una
specie di singulto provenire dal cuore della grotta.
"Hai sentito?"
"No, cosa?"
"Sss. ascolta!"
Il suono di una vocina stridula che ricordava la pietra:
"Aiuto!"
"C'è qualcuno qui!" E Ruby corse verso
l'interno della grotta, con Joel che la seguiva di malavoglia:
"Ma dove vai, lascia perdere, è buio e fa
freddo qui dentro."
Lei non lo ascoltò nemmeno.
Scorse una piccola sfera di luce che splendeva nell'oscurità
della caverna. Emanava un tenue raggio dorato e illuminava
uno strano essere che se ne stava a terra, arrotolato
su se stesso. Accanto a lui il guscio rotto di un grosso
uovo.
"Aiuto!", ripeté la vocina.
"Guarda, Joel!", esclamo Ruby fermandosi e fissando
ammaliata lo strano essere.
"Che orrore!", gridò Joel. "Scappiamo!"
La sua amica lo trattenne per un braccio: "No, aspetta,
chiedeva aiuto."
Ghiliark sollevò leggermente
la testa e volse il collo. Quell'odore sapeva di cibo,
ma i suoi occhi erano ancora chiusi, non poteva vedere
nulla.
"Mamma, dove.", mormorò.
La dolce voce proveniva dalla sfera di luce pulsante:
"No, Ghiliark, aspetta."
"Ma che razza di bestia
è?", disse Joel sempre più inquieto.
"Ruby, per favore, andiamo via, mi fa senso!"
"Sciocco! Non vedi? E' un bellissimo drago appena
nato."
"Un. drago?"
Joel stava per fuggir via, ma fu bloccato da una voce
gentile che non era quella di Ruby.
"Sì, è un drago appena nato, amici,
ma non abbiate paura di lui, ha bisogno del vostro aiuto."
I due giovani fissarono ipnotizzati la sfera di luce che
si era espansa intorno a loro, sfaldandosi in una miriade
di puntini iridescenti.
"Ruby, figlia di Farysha.", continuò
la voce. "Conobbi tua madre, la splendida fata del
fuoco che vive nel lampo e nella scintilla, e so che tu
hai il suo nobile cuore."
"Tu. figlia di una fata?", mormorò Joel
attonito, ma nessuno si occupava di lui.
Ruby girava su se stessa tendendo la mano verso la luce,
come a volerla sfiorare: "Conosci mia madre? Dov'è?"
"Ora è non è qui. Non tornò
in questo bosco, quando, poco dopo la tua nascita, lasciò
tuo padre, non potendo più sopportare di vivere
fra gli umani. Andò lontano, fece d'un vulcano
il suo castello e divenne una fata ancora più potente,
ma non smise mai di pensare a te. Presto anche tu avrai
magici poteri."
"Ma che assurdità sono queste!", tempestava
Joel. "Andiamo via, Ruby, qui è tutto pazzesco!"
Ruby gli parlò in fretta: "Smettila, Joel!
Nessuno lo sa, ma mia madre non è morta, è
una fata e lasciò mio padre quando io ero molto
piccola. Fu lui a rivelarmelo qualche anno fa. Ora taci!"
Si rivolse avidamente alla luce: "Dimmi, tu chi sei?
Dove hai incontrato mia madre? Fu lei a parlarti di me?"
"Sì", le ripose gentilmente la voce.
"Io sono la madre dell'ultimo drago, Ghiliark. Quando
incontrai Farysha, ero già molto vecchia, non speravo
più di poter avere un figlio. Tua madre si trovava
in difficoltà: la perfida fata del gelo, invidiosa
della sua potenza e della sua bellezza, l'aveva colta
di sorpresa e l'aveva imprigionata dietro una parete di
ghiaccio, rubandole i poteri. Io odiavo quella fata malvagia,
perché aveva ucciso il mio amato compagno per rubargli
gli occhi, racchiuderli nel ghiaccio e farne i suoi più
preziosi ornamenti. Così soffiai fiamme sulla parete
di ghiaccio, la sciolsi e liberai la fulgida scintilla
di luce che era tua madre.
Insieme uccidemmo la fata del gelo e Farysha recuperò
i suoi poteri. Poi mi chiese come poteva ricompensarmi
e io le dissi che il mio unico desiderio era mettere al
mondo un figlio prima di morire, affinché la nobile
stirpe dei draghi non finisse con me. Farysha pensò
a te, la figlia che aveva dovuto abbandonare, e i suoi
occhi si riempirono di lacrime. Esse caddero a terra e
si condensarono in un uovo, il mio unico uovo, il dono
di tua madre per me. Lo portai qui, in questa grotta,
per proteggerlo, ma poco tempo dovetti allontanarmi, sentendo
che la vita mi stava lasciando. Non volevo che il mio
piccolo, venendo alla luce, trovasse accanto a sé
le mie spoglie mortali. Tuttavia il mio spirito non andò
nel mondo delle Ombre Luminose, tornò qui e vi
rimase per lunghi anni, a sorvegliare l'uovo. Ora finalmente
si è schiuso e il piccolo Ghiliark è venuto
al mondo, ma non potrà sopravvivere a lungo, se
qualcuno non si prenderà cura di lui."
Lo spirito luminoso si avvolse intorno a Ruby, come a
volerla abbracciare, infondendole un meraviglioso calore.
Fuori dalla grotta, il cielo si era rasserenato. Gli argentei
riflessi della sorgente luna penetravano fra le pareti
rocciose e si fondevano con i bagliori d'oro e di rame
che avvolgevano la minuta figura di Ruby. Joel la guardò
avvolta in quella luce iridescente e ne rimase folgorato.
Lo spirito parlò ancora: "Ruby, sarai tu a
prenderti cura di lui, vero?"
La ragazza era sbalordita: "Dolce spirito, come pensi
che io possa prendermi cura di un drago? Non ho poteri,
come farei a nutrirlo e a proteggerlo? Presto egli diventerà
una creatura immensa e feroce e probabilmente mi divorerebbe."
"No!", la interruppe la voce. "Se non lo
abbandonerai, lui ti amerà e ti rispetterà
come una madre adottiva. Non ti farà mai del male.
Quando sarà adulto, ti resterà fedele e,
appena imparerà ad usare le sue ali, ti porterà
in volo nel cielo ovunque vorrai."
Ruby era sbalordita: "Anche da mia madre?"
"Certamente, ovunque. Insieme vi librerete felici
e liberi nel cielo e contemplerete dall'alto le meraviglie
della natura, come si addice alla nobile stirpe dei draghi
e alle fate."
Ruby guardò dubbiosa il piccolo drago arrotolato
a terra su se stesso e provò una certa inquietudine.
Era grande già quasi quanto lei, sebbene appena
nato, presto sarebbe divenuto immenso, avrebbe emesso
fiamme dalla bocca e rauche urla tanto forti da far tremare
la caverna. Forse, ad un certo punto, avrebbe spalancato
le sue enormi fauci per divorarla, forse già ora
lo spirito astuto della madre voleva solo procurargli
un buon pasto.
Incerta e confusa, la fanciulla guardò Joel. Egli
la fissava a sua volta, sconvolto.
"Non fidarti Ruby, è un inganno. Questa bestia
orrenda ti ucciderà, andiamo via!"
Lei non gli rispose e tornò a guardare il piccolo
drago.
Ghiliark si mosse leggermente, girando su se stesso, aprì
la bocca per sbadigliare e gli sfuggì una piccola
lingua di fuoco.
Joel sussultò, balzando indietro, mentre la morbida
voce dello spirito si rivolgeva nuovamente a Ruby: "Non
temere, Ruby, non temere il fuoco tu che sei figlia di
una fata del fuoco, presto lo dominerai. Avvicinati al
piccolo drago e toccalo, accarezzalo. Lui non ti morderà,
sentirà la bontà del tuo cuore e tu sentirai
il suo."
"Non farlo, Ruby, ti prego!", gridava Joel,
ma lei non l'udiva più.
Affascinata, avanzò di qualche passo verso la creatura:
aveva intravisto le sue piccole ali, ali di drago ancora
sottili e prive di forza, ma un giorno grandi e possenti.
Immaginò la creatura alzarsi in volo e librarsi
nel cielo verso reami incantati ove avrebbe condotto anche
lei, verso un antico vulcano trasformato in un castello.
Ghiliark aveva fame. Si sforzò di aprire gli occhi
e a poco a poco vi riuscì. I grandi occhi di Ruby
incontrarono le iridi vermiglie della creatura che ancora
non la distinguevano perfettamente.
La piccola umana raccolse tutto il suo coraggio e si inginocchiò
vicino alla creatura, sotto lo sguardo attonito del suo
amico Joel. Lo spirito di luce taceva.
Tese una mano verso il piccolo drago, gli sfiorò
con esitazione la testa, rabbrividendo al viscido contatto
con la pelle squamosa del colore del rame. Eppure quel
contatto trasmise al suo corpo una nuova ondata di tepore
e le parve di percepire la forza di una magia antica millenni,
una magia segreta e potente che usciva dalla creatura
e entrava dentro di lei. Accarezzò con maggior
decisione la testa del drago, scese con la mano lungo
il muso, intorno agli occhi, fino alla bocca.
Ghiliark aveva molta fame e quella mano candida che lo
accarezzava e che ora i suoi occhi riuscivano a distinguere,
era carne, cibo. Sarebbe bastato aprire la bocca e addentare,
ma non vi riuscì.
Sentiva il rapido battito del cuore di quella creatura
a sangue caldo, un cuore straripante d'amore che cadeva
su di lui e l'avvolgeva, lo riscaldava. Scelse di accogliere
quell'amore in luogo di un pasto che l'avrebbe saziato
soltanto per breve tempo. Soffiò una piccola nube
di fumo dalle narici e disse con la sua vocina di pietra:
"Tu mi aiuterai?"
"Sì", rispose Ruby con decisione. "D'ora
in poi io mi prenderò cura di te, piccolo drago."
I puntini di luce iridescenti si riunirono in un'unica
sfera luminosa che prese a danzare vorticosamente nell'oscurità
della grotta, appena rischiarata dai riflessi lunari.
"Grazie, figlia di Farysha!", disse lo spirito.
"Tu salverai l'ultimo drago e gli permetterai di
diventare grande e forte. Grazie!"
"Non so ancora come potrò fare", mormorò
Ruby alzandosi da terra. "Sono soltanto una debole
umana."
"No, sei una potente fata del fuoco, non hai sentito
la magia penetrare in te? Non temere, ora puoi fare qualsiasi
prodigio e io posso andar via tranquilla. Addio mio piccolo
Ghiliark, d'ora in poi veglierò su di te dal mondo
delle Ombre Luminose. Sei in buone mani, piccolo mio."
La dolce voce si spense in un piccolo, commosso singhiozzo.
La sfera di luce impallidì e infine disparve.
La voce inquieta di Joel: "Ruby, ora ce ne andremo,
vero? Non vorrai restare qui, in questa grotta, con questa
bestia!"
"Invece è proprio quello che farò,
Joel.", gli rispose lei con tranquillità.
"Ma sei impazzita? E una follia! Ti prego, torna
in te e corriamo a casa!"
Lei lo fissò con occhi assenti, ormai lontanissimi:
"Non c'è più niente per me a casa,
mentre c'è molto in questa grotta: c'è l'amore
di una creatura che ora si fida di me, c'è un universo
di libertà e di magia che mi ha appena dischiuso
le sue porte e al quale so di appartenere. Va' via ora,
Joel, io non ho più bisogno di te."
Joel capì che non c'era nulla da fare. Scosse il
capo e guardò un'ultima volta la sua amica che
gli appariva tanto trasformata: una sottile, ma intensa
aura di magia emanava dalla sua persona; la sua pelle
irradiava una dorata luminescenza che portava con sé
il grande potere del fuoco.
Le pose tristemente un'ultima domanda: "Cosa dirò
a tuo padre?"
Ruby gli rispose con noncuranza: "Ciò che
vorrai, tranne la verità, perché non la
comprenderebbe, come non la comprendi tu."
Rimasta sola con il piccolo drago che la fissava con i
suoi occhi vermigli, fu scossa da un lungo brivido. Il
neonato era un piccolo, splendente principe del creato,
e ora sembrava indifeso e mansueto, ma la sua vera indole
restava pur sempre quella d'una belva feroce.
La verità. Ruby si accorse che nemmeno lei riusciva
a comprenderla completamente e non era del tutto sicura
di non essere vittima d'un crudele inganno. Possedeva
realmente magici poteri, era davvero in grado di dominare
il fuoco e di prendersi cura di quella creatura senza
subire un suo fatale assalto? Non poteva saperlo, ma doveva
necessariamente fidarsi, perché ormai aveva scelto
di rinunciare alla sua umile esistenza umana per divenire
una fata del fuoco e la madre adottiva di Ghiliark, l'ultimo
drago.
scritta
ed inviata da Astfelia