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BENVENUTI NELL'ANGOLO DELLE FIABE


PER SEMPRE (di Astfelia)

Molti soli e molte lune fa, in un piccolo paese che si trovava nei pressi di una foresta incantata, viveva una ragazza di nome Mary.
Mary sapeva che la vicina foresta era popolata da fate, elfi e folletti e ne era affascinata. Sognava di incontrare prima o poi, durante una delle sue passeggiate nella foresta, qualche essere fatato e intanto si dedicava con grande passione a scrivere fiabe sul Piccolo Popolo.
Di notte, mentre dormiva, un folletto entrava nella sua stanza e prendeva i suoi manoscritti per portarli alle fate e agli elfi della foresta, desiderosi di leggere le storie di Mary.
All'inizio la ragazza si era chiesta che fine facessero i suoi fogli, poi una notte era rimasta sveglia, aveva intravisto il folletto ed aveva compreso tutto. Orgogliosa perché le sue storie avevano destato l'interesse del popolo fatato, ne scriveva sempre di più e sempre più belle.
Da qualche tempo, inoltre, aveva un altro motivo per essere felice: si era fidanzata con un giovane taglialegna di nome Brian, il ragazzo più affascinante del paese.
Mary non riusciva a capire perché Brian avesse scelto proprio lei che non era dotata di una bellezza molto appariscente, ma il suo fidanzato le diceva di volerle bene soprattutto per la sua sensibilità e intelligenza e Mary voleva credergli perché era molto innamorata di lui.
In realtà, il carattere di Brian era assai volubile: voleva bene a Mary e si ripeteva che un giorno o l'altro l'avrebbe sposata, perché era la fanciulla più dolce che avesse mai incontrato, ma intanto non perdeva occasione per corteggiare anche le altre ragazze, sempre pronte a concedergli almeno un sorriso o un bacio per il suo fascino irresistibile.
I genitori di Mary e le sue poche amiche cercavano di aprirle gli occhi sull'infedeltà di Brian, ma lei non voleva ascoltarli e ripeteva loro che si sbagliavano e che molto presto il suo fidanzato l'avrebbe sposata.
Poi correva nella sua stanza a scrivere una nuova fiaba, per non pensare che forse i suoi genitori e le sue amiche potevano avere ragione.
Qualche volta, per fugare i suoi dubbi, Mary chiedeva a Brian, in tono serio e trepidante, se le volesse davvero bene. Lui le regalava uno dei suoi disarmanti sorrisi e la stringeva a sé, rassicurandola dolcemente: "Certo, Mary, che te ne voglio."
"E presto ci sposeremo e staremo insieme per sempre?" gli chiedeva ancora lei, piena di speranza.
"Per sempre." le rispondeva Brian, guardandola teneramente con i suoi occhi azzurri che sembravano i più sinceri del mondo… .
Poi scappava via da lei, adducendo come scusa un lavoro da finire, ma in realtà si era ricordato di un segreto appuntamento con un'altra bella fanciulla.
Tuttavia Brian non poteva sapere che le fate della foresta avevano preso Mary sotto la loro protezione, grate alle fanciulla per le belle fiabe che lei scriveva su di loro, e quindi avevano deciso di punirlo per la sua poca sincerità.
Un giorno il giovane era andato a far legna nella foresta. Si era appena messo al lavoro, quando all'improvviso udì una soave voce femminile che lo fece trasalire e fermò la sua scure: "Non ferire la piante della foresta, Brian. In ognuna di loro si cela una fata."
"Chi è?" chiese Brian, guardandosi intorno con circospezione, senza tuttavia scorgere nessuno, se non una sfera di luce che ruotava a mezz'aria intorno a lui.
"Sono una fata." gli rispose la voce soave.
La sfera di luce continuò ancora un po' a guizzare davanti ai suoi occhi sbalorditi, poi svanì e al suo posto apparve una creatura splendida, alla cui vista Brian restò senza fiato: la fata aveva lunghissimi capelli verdi adorni di perle, occhi di smeraldo, carnagione luminosa e lunghe vesti trasparenti color verde acqua, ornate di ninfee.
Il suo sorriso era il più soave ed ammaliante che Brian avesse mai visto. Lo splendore dell'apparizione lo aveva lasciato incantato e senza parole.
La fata gli si fece più vicina, guardandolo sempre diritto negli occhi e con dolcezza gli tolse di mano la scure per gettarla lontano.
"Questa non ti servirà più." sussurrò "Ma perché mi fissi così e non dici nulla, Brian? Mi trovi bella forse?"
"Tu sei più che bella, sei divina…" mormorò il giovane, estasiato.
"Sono Esmeralda, la fata del lago che si trova nel cuore della foresta. In fondo al lago c'è il mio castello con le ninfe, mie ancelle. Laggiù la vita è come un sogno e, se verrai con me, ti svelerò il segreto della felicità perfetta."
"Come posso venire con te sott'acqua?" obiettò Brian "Non potrei respirare."
"Oh si che potresti!" sorrise Esmeralda, prendendogli la mano "Dimentichi forse che io sono una fata?" Il suo sorriso ed il suo sguardo smeraldino si fecero ancora più ammalianti ed irresistibili: "Allora Brian, mi seguirai?"
Perdendosi negli occhi di smeraldo, egli dimenticò tutte le sue paure: "La felicità perfetta…" mormorò assorto, e subito dopo aggiunse deciso: "Sì, ti seguirò dovunque vorrai, mia dolce fata."
"Ne sono felice." replicò Esmeralda, guidandolo, mano nella mano, verso il folto del bosco "Ti ho scelto come mio compagno perché sei l'uomo più bello che io abbia mai visto, ma tu…"
Si fermò per incrociare di nuovo il suo sguardo: la luce verde degli occhi della fata si fuse con la luce azzurra di quelli di lui.
"Tu non sei forse legato ad una fanciulla di nome Mary?"
Brian ricordò quasi a fatica l'esistenza della sua fidanzata: "Oh si, Mary, ma per me non conta nulla, l'ho già dimenticata."
"Ma lei ti ama e soffrirà." gli fece notare la fata.
"Sì, mi ama a tal punto da continuare a vivere tutto il resto della vita nella speranza che io torni da lei. Ma a noi cosa importa? Ora tu mi porterai con te nel tuo castello in fondo al lago, mi svelerai il segreto della felicità perfetta e staremo insieme per sempre, vero?"
"Per sempre." le rispose Esmeralda, guardandolo teneramente con i suoi occhi verdi che sembravano i più sinceri del mondo… .
Così Brian scomparve dal suo paese e nessuno seppe più nulla di lui. Si pensò che fosse scappato via in cerca di nuovi amori e nuove avventure, per assecondare la sua indole avida di cambiamenti, lasciandosi dietro molti cuori infranti, com'era sua abitudine.
Il cuore più infranto di tutti era naturalmente quello di Mary.
La ragazza pianse tutte le sue lacrime per lui e per parecchio tempo perse ogni interesse per la vita. Se ne stava sempre rinchiusa nella sua stanza in grande tristezza, mangiava pochissimo, dormiva ancora di meno e non aveva neanche più la forza di scrivere le sue fiabe. I suoi genitori temettero che si lasciasse morire e di certo maledissero Brian.
Col tempo, però, Mary si rassegnò e smise di languire nella sua stanza. Ricominciò ad uscire e a scrivere, ritrovò a poco a poco il sorriso e la voglia di vivere e infine incontrò un nuovo amore. Un bravo giovane del paese che era sempre stato attratto da lei, ma che non aveva mai osato palesarle i suoi sentimenti, cominciò a corteggiarla timidamente all'inizio, poi con maggior decisione, finché non la chiese in sposa. Sebbene sentisse di non amarlo come aveva amato Brian, Mary accettò perché era un uomo gentile, sincero e di animo nobile.
Così, in breve tempo si sposarono e la loro unione si rivelò felice.
Ebbero tre bellissimi bambini che allevarono con immenso amore e la loro vita trascorse serena attraverso gli anni.
Intanto Brian, nel castello della fata Esmeralda, in fondo al lago, perso in una vita da sogno e in balìa degli incantesimi della fata, aveva perso la nozione del tempo.
Molti anni erano passati in quel dolce oblio della realtà, ma a lui sembravano soltanto pochi giorni e non si era accorto dello scorrere del tempo su se stesso, non sapeva di essere diventato vecchio.
Un giorno Esmeralda gli venne incontro, magnifica come sempre, gli tese le mani sorridendo, lui le prese e gliele baciò, guardandola avidamente: aspettava ancora che lei gli svelasse il segreto della perfetta felicità. I loro occhi si incontrarono: la vivissima luce smeraldina ancora incatenata a quella azzurra ormai sbiadita dal tempo.
"Brian, sono stanca di te." disse inaspettatamente la fata, senza smettere di sorridere "Ho deciso che te ne andrai di qui e tornerai nel tuo mondo."
Egli rimase sbalordito: "Ma tu mi avevi promesso la felicità perfetta e mi avevi detto che saremmo stati insieme per sempre…"
Esmeralda sciolse le sue mani da quelle di lui e prese a girare su se stessa, ridendo: "La felicità perfetta non esiste, Brian, neppure nel mondo delle fate, è questo il suo unico segreto. Davvero ti dissi "per sempre"? Anche tu lo dicesti a Mary, ma poi lo dimenticasti, perché lei per te non contava nulla ed ora anch'io ho dimenticato di averlo detto a te, perché tu per me non conti nulla, nulla, nulla…" Continuava a ridere e a girare vorticosamente su se stessa con le braccia aperte e lo sguardo rivolto verso l'alto. Brian la vide così per l'ultima volta, mentre veniva proiettato da una forza potentissima verso la superficie del lago.
Riemerse alla luce del sole che lo abbagliò. Cercò di tornare indietro, al castello fatato in fondo al lago, ma scoprì di non poter più respirare sott'acqua: era finita.
Riemerse nuovamente, esausto, e nuotò con fatica verso la riva, la raggiunse, uscì dall'acqua e cadde a terra. Restò a lungo disteso presso la riva del lago, in preda ad un totale sfinimento, mentre i raggi del sole, a cui non era più abituato, gli ferivano implacabilmente gli occhi.
Le ultime parole di Esmeralda gli risuonavano nella mente: "Tu per me non conti nulla, nulla, nulla…"
Realizzò ad un tempo che la fata del lago l'aveva ingannato e che doveva ritrovare Mary, perché Mary, di sicuro, lo stava aspettando. Era ormai quasi il tramonto quando riuscì a rimettersi in piedi. Gettando un ultimo sguardo nell'acqua del lago, vi vide la propria immagine riflessa. Allora comprese il motivo per cui si sentiva tanto debole e stanco: era un vecchio.
In preda ad un profondo sconforto, se ne tornò al suo paese e vi giunse che era ormai buio.
Girò senza meta per le vie, guardandosi intorno sperduto: tutto gli pareva mutato, non riconosceva più nulla.
Mary… doveva ritrovare Mary, era questo il suo unico pensiero.
Le vie del paese erano semideserte: a quell'ora erano quasi tutti a casa per la cena.
I pochi passanti non badavano al vecchio che si aggirava con aria disorientata.
Ad un certo punto Brian vide una vecchietta con due bei bambini venirgli incontro: qualcosa nella sua andatura gli parve familiare. La guardò con più attenzione: il tempo aveva tessuto una ragnatela di rughe sul volto della donna e i suoi capelli bruni erano ormai diventati tutti bianchi, ma gli occhi grigi di Mary erano rimasti identici ed anche la sua espressione dolce non era mutata.
I bambini le saltellavano intorno, gridando: "Nonna, nonna, abbiamo fame!"
"Sì, cari, siamo quasi a casa. Stasera mangerete col nonno e con me, vi preparerò subito una bella cenetta."
Brian si lasciò andare contro un muro, sentendosi ormai vicino a crollare.
Mary e i suoi nipotini lo oltrepassarono frettolosamente, ma dopo alcuni passi lei si fermò, si volse, fissò il vecchio con i suoi occhi ormai miopi e trasalì nel riconoscerlo: "Brian…" sussurrò incredula.
Egli scosse il capo volgendole le spalle: "No, vi sbagliate, signora." mormorò e si allontanò a grandi passi. Sparì nella notte e lei rimase immobile, senza poter far nulla per trattenerlo.
"Nonna, nonna!" gridavano i bambini, tirandole la gonna "Chi era quello? Un fantasma?"
"Sì, un fantasma." Rispose Mary, stringendo a sé i suoi nipoti "Ma non dovete aver paura. Su, andiamo a casa adesso."
Il fantasma di nome Brian scomparve nuovamente dal suo paese, senza che nessuno lo avesse riconosciuto, tranne Mary, la sua antica fidanzata.
Mary sono io e ormai sono davvero molto vecchia. Mia nipote fra poco si sposerà. Questa è la mia ultima fiaba e la dedico a lei. Sono contenta di essere riuscita a finire di scriverla, sebbene i miei occhi non vedano quasi più, così gliela darò prima del matrimonio.
Ma ora metto in ordine questi fogli, poi mi riposo. Sono davvero molto stanca…


scritta ed inviata da Astfelia

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